sabato 14 giugno 2014

Italia Germania 0-40

Oggi gli appassionati di calcio avranno gli occhi puntati alla TV per l'esordio della partita della Nazionale che, nell'ormai lontano 1970, si rese celebre per la trionfale e quasi epica vittoria contro la Germania.

Una Germania che evidentemente dev'essersela "legata al dito" contro di noi, non solo per quella partita, ma anche quella competitività del mercato italiano che mordeva troppo alle caviglie teutoniche.

Vi domanderete: ma di cosa stai parlando ?

Non di calcio, tranquilli, ma della più semplice ed elementare legge del mercato: i prezzi salgono se cresce la domanda e l'offerta. Di converso, scendono se cade la domanda e conseguentemente l'offerta.

L'Eurozona, fra gli innumerevoli danni che ha prodotto e che continua a disseminare, è riuscita a sovvertire anche questa  banale regola economica. Tutto questo grazie, essenzialmente, alla libera circolazione dei beni e capitali e alla mancata adozione di meccanismi di aggiustamento degli squilibri commerciali che si sono aggravati nel corso degli anni.

Bisogna dirlo per evitare interpretazioni fuorvianti che depistano dalla comprensione della realtà.

A tale riguardo, l'articolo del prof. Tronti documenta come "l'indice dei prezzi al consumo sia aumentato in Italia del 94% (dal 1990 al 2012), mentre in Germania del 52% (42 punti in meno), contro una media dell'EZ del 69% (che significa 25 punti in meno)".

Quindi se un prodotto X nel 1990 poteva grossomodo essere acquistato allo stesso prezzo in Italia e Germania, oggi quello stesso prodotto si paga qui da noi il 40% in più che in Germania.

Il tasso di cambio reale, ossia il rapporto fra il livello generale dei prezzi interni fra due Paesi, in Italia si è svalutato del 21% nei confronti della Germania.

Qual è la ragione di tutto questo, considerando che la dinamica salariale in Italia non ha avuto alcuna incidenza sull'inflazione, restando ancorata ai valori di 20 anni fa ?

A mio modo di vedere, contrariamente dalle conclusioni del prof. Tronti, le cause non sono ravvisabili nelle croniche inefficienze del sistema economico, ma nell'adozione della moneta unica.

La crescita più sostenuta dei prezzi in Italia ha inevitabilmente reso meno competitivi i prodotti nazionale e ha determinato un indebitamento nei confronti del settore estero. Di qui il deficit delle partite correnti.

La Germania, infischiandosi dei princìpi di cooperazione e solidarietà europea (che nei Trattati equivalgono alle "grida manzoniane") ha "giocato" al ribasso, tenendosi ben al di sotto della soglia del 2% prescritta dalla BCE.

In altri termini, la Germania ha svalutato in termini reali rispetto all'Italia e, più in generale rispetto ai PIIGS dell'Eurozona, che hanno simmetricamente rivalutato rispetto ai tedeschi.

Perchè i prezzi della Germania non sono aumentati come avrebbe dovuto accadere seguendo quel normale principio economico che a più domanda segue più offerta e quindi maggior prezzo ?

Per le ragioni anzidette che qui ripeto: libera circolazione dei beni e capitali e la mancata adozione di meccanismi di aggiustamento degli squilibri commerciali che si sono aggravati nel corso degli anni.

La crescita della domanda interna, ma anche nei PIIGS, è stata "drogata" in questi anni da ingenti flussi di capitale provenienti dal Nord Europa e che hanno accresciuto l'inflazione.
La Germania, dalla sua, ha giocato a rubamazzetto come dice Vito Lops; ha riformato il mercato del lavoro precarizzandolo e sottoccupando milioni di tedeschi (destinati alla disoccupazione) attraverso  minijobs da 450 Euro mensili che, non dimentichiamolo, fino a poco tempo fa erano cumulabili in capo allo stesso lavoratore che poteva così essere assunto due volte dallo stesso datore di lavoro, senza il versamento di contributi previdenziali  (non è dumping salariale ?), registrando, grazie alla rigorosa obbedienza teutonica operaia, una riduzione dei salari pro capite del 6% fra il 2003 e 2009.

Orbene, se un'aggregazione monetaria si pone un obiettivo (a dir poco opinabile) del 2% massimo d'inflazione ed un Paese si mantiene stabilmente MOLTO AL DI SOTTO di questo obiettivo, come ha fatto la Germania, nei fatti quel Paese SVALUTA IN TERMINI REALI.

Questo è quanto è successo: la competitività tedesca che permette forti esportazioni, a danno dei concorrenti, è basata sulla RIDUZIONE DEI SALARI realizzate attraverso le riforme Hartz, vere agevolazioni parafiscali (AIUTI DI STATO) che hanno consentito agli imprenditori tedeschi di competere con maggiore vantaggi rispetto a tutti gli altri.

L'apparente benessere tedesco incentrato sul modello mercantilista nasconde quindi quelle riforme strutturali che si vogliono oggi imporre ai lavoratori e che come abbiamo detto non hanno colpa sull'aumento dei prezzi.

Questo è quanto mi sarei aspettato di leggere dal prof. Tronti, ma che scrivo io.

E ora Buona Partita.

P.S. Per gli appassionati di calcio, il gol in foto è di Schnellinger. E Speriamo bene non solo per stanotte...



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